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mercoledì 27 febbraio 2008

mercoledì

Ecco un altro posticino frequentato dalle capponcine, Ruth's ristorante ebraico, a pochi passi dalla sinagoga di Firenze, cucina rigorosamente kosher, con l'approvazione del rabbinato di Firenze. Molti sono i modi per porsi di fronte al cibo e certamente l'ebraismo privilegia un approccio che è ben lontano da quello del "fast food". Il pasto è un momento significativo nella giornata e nella vita, non si limita alla semplice assunzione di quanto necessario alla sopravvivenza, è un rito. E spesso le nostre chiacchiere del mercoledì si accompagnano, proprio attorno a questo tavolo, al carpaccio di salmone, all'hummus, al cous cous di verdure, alle immancabili falafel e, per finire, alle leccornie, la memorabile cheesecake o la tortina al cioccolato che ci dona quella espressione imbambolata o ebete da post pranzo, magari canticchiando insieme al simpatico proprietario quella filastrocca che fa..

Sarebbe interessante conoscere qualcosina in più della tradizione della cucina kosher. Kosher vuol dire in ebraico conforme alle regole, in questo caso conforme alle innumerevoli regole dell'alimentazione ebraica. In effetti leggendo Abraham Boolie Yehoshua o Amos Oz, compaiono qua e là riferimenti alla cucina ebraica..
Ma che belli i nostri mercoledì!

"C'era come la sensazione che mentre gli uomini vanno e vengono, nascono e muoiono, i libri invece godono di eternità. Quand'ero piccolo, da grande volevo diventare un libro. Non uno scrittore, un libro: perché le persone le si può uccidere come formiche. Anche uno scrittore, non è difficile ucciderlo. Mentre un libro, quand'anche lo si distrugga con metodo, è probabile che un esemplare comunque si salvi e preservi la sua vita di scaffale, una vita eterna, muta, su un ripiano dimenticato in qualche sperduta biblioteca a Reykjavik, Valladolid, Vancouver."

Amos Oz, Una storia di amore e di tenebra, traduzione di Elena Loewenthal, Milano, Feltrinelli, 2003.