giovedì 21 febbraio 2008

smoking area

Come dire, l'atmosfera di casa Capponi era abbastanza soffusa, diciamo pure soft, diciamo che a noi piaceva così e "dentro il fumo è possibile fare una smorfia e socchiudere gli occhi".
Rivedere quel "caldo" divano blu mi ha fatto per un attimo respirare un po' della nostra aria fitta fitta di fumo e di chiacchiere infinite. Per non parlare poi delle nostre teorie sui massimi sistemi o di quei maledetti distributori di sigarette, che tanto fanno incazzare Chipi..




Due sigarette

Ogni notte è la liberazione. Si guarda i riflessi
dell'asfalto sui corsi che si aprono lucidi al vento.
Ogni rado passante ha una faccia e una storia.
Ma a quest'ora non c'è più stanchezza: i lampioni a migliaia
sono tutti per chi si sofferma a sfregare un cerino.
La fiammella si spegne sul volto della donna
che mi ha chiesto un cerino. Si spegne nel vento
e la donna delusa ne chiede un secondo
che si spegne: la donna ora ride sommessa.
Qui possiamo parlare a voce alta e gridare,
ché nessuno ci sente. Leviamo gli sguardi
alle tante finestre - occhi spenti che dormono -
e attendiamo. La donna si stringe le spalle
e si lagna che ha perso la sciarpa a colori
che la notte faceva da stufa. Ma basta appoggiarci
contro l'angolo e il vento non è più che un soffio.
Sull'asfalto consunto c'è già un mozzicone.
Questa sciarpa veniva da Rio, ma dice la donna
che è contenta di averla perduta, perché mi ha incontrato.
Se la sciarpa veniva da Rio, è passata di notte
sull'oceano inondato di luce dal gran transatlantico.
Certo, notti di vento. È il regalo di un suo marinaio.
Non c'è più il marinaio. La donna bisbiglia
che, se salgo con lei, me ne mostra il ritratto
ricciolino e abbronzato. Viaggiava su sporchi vapori
e puliva le macchine: io sono più bello.
Sull'asfalto c'è due mozziconi. Guardiamo nel cielo:
la finestra là in alto - mi addita la donna - è la nostra.
Ma lassù non c'è stufa. La notte, i vapori sperduti
hanno pochi fanali o soltanto le stelle.
Traversiamo l'asfalto a braccetto, giocando a scaldarci.

Cesare Pavese [1933]

2 commenti:

Anonimo ha detto...

E già..."pause sigone" in quantità.Franci ricordi il malborone rosso?!?
Impossibile dimenticare...mi avete quasi fatto commuovere!Non mi resta che accendermi una sigaretta...

Anonimo ha detto...

indimenticabili marlboro.... e poi l'orecchio sempre pronto non appena capivamo che l'altra era in pausa... si aprivano le porte in un attimo, tutte in pigiama, in ciabatte, che scene!

giuli che ci dici di nanni?