.. e a quella notte maledetta di trentatre anni fa..
Visualizzazione post con etichetta ricordi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta ricordi. Mostra tutti i post
domenica 2 novembre 2008
giovedì 23 ottobre 2008
le origini di una delle capponcine..
L'orgoglio del barese d.o.c. (che risate..)
1. Beve solo ed esclusivamente Peroni da tre quarti (e lotta contro la diffusione della Dreghèr da 33 o della Raffo tarantina).
2. Ha mangiato almeno una volta i frutti di mare sul porto (contrastando la concorrenza sleale della costa di San Giorgio): in particolare, si esibisce nel risucchio di ricci o taratuffi.
....e ancora:
1: All'estero, ha gridato almeno in un ristorante la mitica frase Giovane, spacchi due cozze.
2: Almeno una volta nella vita è finito in ospedale per il tifo, e gli stadi non c'entrano nulla.
3. Riconosce come sport ufficiale il Gioco della birra, anche se gli tocca fare il sott.
4. Si riconosce dai gadgets della auto: santino di Padre Pio, sciarpa del Bari e stemma della società accanto alla targa.
5. Da '90 al '95 ha fatto almeno un abbonamento al San Nicola.
6. Ha le maglie di Igor Protti, David Platt e Joao Paulo.
7. Se di sesso femminile, ha partecipato almeno una volta alla nottata delle zitelle nella Basilica di San Nicola.
8. Consuma abitualmente (o lo ha fatto perlomeno una volta) sgagliozze e popizze, altrimenti le vende.
9. Conosce a memoria tutte le canzoni di Toti & Tata e le trame delle loro sit com. Sa tutte le battute di Solfrizzi in Selvaggi.
10. Ha visto con commossa partecipazione tutte le puntate de Le Battagliere.
11. Ha come profeta Gianni Ciardo, e scambia i suoi detti (sopra alla nonna o abbasso alla commara?) per il Bignami.
12. Ha fatto almeno un bagno a Pane e Pomodoro, contraendo in un sol colpo ebola, malaria e febbre gialla, ma soprattutto affrontando l'impresa con la stessa fermezza con cui un induista fa le abluzioni nel Gange.
13. Si esprime in un linguaggio comprensibile solo dai suoi simili: usa cadenzialmente interiezioni tipo Moh e ch cous, Mataux, e sottili metafore come Vai a rubare a San Nicola o Ne hai fritti di polpi.
14. Compra la Gazzetta del Mezzogiorno, ma la usa solo per foderare la cuccia del cane o la gabbia del canarino.
15. A distanza di decenni è ancora convinto che Business serva a tappezzare la macchina quando ci si infratta.
16. Usa passare la domenica mattina dilettandosi nella sacra arte dell'arricciamento del polpo.
17. Consuma periodicamente panini alla chitemmurt o chitestramurt daipanemmerda, o i panzerotti al cofano.
18. Riconosce come piatto nazionale le orecchiette alle cime di rapa, che consuma almeno una volta a settimana.
19. Ha assistito almeno una volta ad uno scippo a Bari vecchia.
20. E' stato sfiorato più di una volta dal pensiero di comprare un appartamento a Punta Perotti.
21. Il grado di pericolosità di un barese si racchiude in un monito: IAPRL'ECCHJ...
22. Ogni padre barese aspetta il momento giusto per dire al figlio: ti devo imbarare e ti devo perdere...
23. Se ti chiami Nicola, esistono notevoli probabilità che tu abbia origini baresi.
23.bis Se quando ti presenti col solito Piacere, Nicola ti senti rispondere Questa è la mano e questa è la ciola, allora ti trovi di
fronte ad un barese.
24. Ogni cuoca barese conosce una sola certezza: La mort d'u pulp iè la cpodd.
25. Quando segna a calcetto, costringe la sua squadra ad esultare col trenino.
26. Conosce la Prefettura in quanto palazzo del piazzale dei Battiti live. Per il barese un po' più elevato, la Prefettura è il palazzo accanto al parcheggio del Piccinni.
27. E' FERMAMENTE convinto che Se Parigi avesse lu mèr sarebbe come una piccola Bèr. E lui a Parigi non ci è mai stato.
28. Se un inglese gli scrive Kiss so love me, si guarda intorno per capire chi ha fottuto le uova dell'inglese.
29. Può vantarsi di aver indossato negli anni '90 la mitica tuta acetata.
30. Parcheggia in seconda fila ANCHE con la bici.
31. Se negli anni '90 era un bambino, è cresciuto con la convinzione che esistessero davvero bambini come Cosè Cosè.
32. Il vero barese CANOSH A SADDA'MM!
33. Nonostante il Bari in B, il Petruzzelli ancora in rovina, gli autoradio che spariscono, i parcheggi che sprofondano... ha ancora il coraggio di cantare: Cuss addo stam iè u megghj paise.
1. Beve solo ed esclusivamente Peroni da tre quarti (e lotta contro la diffusione della Dreghèr da 33 o della Raffo tarantina).
2. Ha mangiato almeno una volta i frutti di mare sul porto (contrastando la concorrenza sleale della costa di San Giorgio): in particolare, si esibisce nel risucchio di ricci o taratuffi.
....e ancora:
1: All'estero, ha gridato almeno in un ristorante la mitica frase Giovane, spacchi due cozze.
2: Almeno una volta nella vita è finito in ospedale per il tifo, e gli stadi non c'entrano nulla.
3. Riconosce come sport ufficiale il Gioco della birra, anche se gli tocca fare il sott.
4. Si riconosce dai gadgets della auto: santino di Padre Pio, sciarpa del Bari e stemma della società accanto alla targa.
5. Da '90 al '95 ha fatto almeno un abbonamento al San Nicola.
6. Ha le maglie di Igor Protti, David Platt e Joao Paulo.
7. Se di sesso femminile, ha partecipato almeno una volta alla nottata delle zitelle nella Basilica di San Nicola.
8. Consuma abitualmente (o lo ha fatto perlomeno una volta) sgagliozze e popizze, altrimenti le vende.
9. Conosce a memoria tutte le canzoni di Toti & Tata e le trame delle loro sit com. Sa tutte le battute di Solfrizzi in Selvaggi.
10. Ha visto con commossa partecipazione tutte le puntate de Le Battagliere.
11. Ha come profeta Gianni Ciardo, e scambia i suoi detti (sopra alla nonna o abbasso alla commara?) per il Bignami.
12. Ha fatto almeno un bagno a Pane e Pomodoro, contraendo in un sol colpo ebola, malaria e febbre gialla, ma soprattutto affrontando l'impresa con la stessa fermezza con cui un induista fa le abluzioni nel Gange.
13. Si esprime in un linguaggio comprensibile solo dai suoi simili: usa cadenzialmente interiezioni tipo Moh e ch cous, Mataux, e sottili metafore come Vai a rubare a San Nicola o Ne hai fritti di polpi.
14. Compra la Gazzetta del Mezzogiorno, ma la usa solo per foderare la cuccia del cane o la gabbia del canarino.
15. A distanza di decenni è ancora convinto che Business serva a tappezzare la macchina quando ci si infratta.
16. Usa passare la domenica mattina dilettandosi nella sacra arte dell'arricciamento del polpo.
17. Consuma periodicamente panini alla chitemmurt o chitestramurt daipanemmerda, o i panzerotti al cofano.
18. Riconosce come piatto nazionale le orecchiette alle cime di rapa, che consuma almeno una volta a settimana.
19. Ha assistito almeno una volta ad uno scippo a Bari vecchia.
20. E' stato sfiorato più di una volta dal pensiero di comprare un appartamento a Punta Perotti.
21. Il grado di pericolosità di un barese si racchiude in un monito: IAPRL'ECCHJ...
22. Ogni padre barese aspetta il momento giusto per dire al figlio: ti devo imbarare e ti devo perdere...
23. Se ti chiami Nicola, esistono notevoli probabilità che tu abbia origini baresi.
23.bis Se quando ti presenti col solito Piacere, Nicola ti senti rispondere Questa è la mano e questa è la ciola, allora ti trovi di
fronte ad un barese.
24. Ogni cuoca barese conosce una sola certezza: La mort d'u pulp iè la cpodd.
25. Quando segna a calcetto, costringe la sua squadra ad esultare col trenino.
26. Conosce la Prefettura in quanto palazzo del piazzale dei Battiti live. Per il barese un po' più elevato, la Prefettura è il palazzo accanto al parcheggio del Piccinni.
27. E' FERMAMENTE convinto che Se Parigi avesse lu mèr sarebbe come una piccola Bèr. E lui a Parigi non ci è mai stato.
28. Se un inglese gli scrive Kiss so love me, si guarda intorno per capire chi ha fottuto le uova dell'inglese.
29. Può vantarsi di aver indossato negli anni '90 la mitica tuta acetata.
30. Parcheggia in seconda fila ANCHE con la bici.
31. Se negli anni '90 era un bambino, è cresciuto con la convinzione che esistessero davvero bambini come Cosè Cosè.
32. Il vero barese CANOSH A SADDA'MM!
33. Nonostante il Bari in B, il Petruzzelli ancora in rovina, gli autoradio che spariscono, i parcheggi che sprofondano... ha ancora il coraggio di cantare: Cuss addo stam iè u megghj paise.
domenica 14 settembre 2008
buona domenica
Con addosso una felpa extra-large rubata dall'armadio di chi ancora sgambetta a Saint-Tropez e stampata sul viso una di quelle maschere argillose che dopo venti minuti impediscono ogni mimica facciale..
Il rumore della pioggia.. Tra le mani una canzone di Giacomo da Lentini, costruita sulla lontananza.. In quanti modi si può immaginare di essere vicini..
Etichette:
amore,
firenze,
giacomo da lentini,
pioggia,
poesia,
ricordi,
Simon and Garfunkel
lunedì 1 settembre 2008
quel modo strano..
.. ricordo una mini sgangherata, un caro amico con la testa chissà dove, al di là delle nuvole.. e poi una sera come tante o forse no, una sera d'agosto e come sempre mille, mille cose da dirsi, prima di partire per un lungo viaggio, che sarebbe poi diventato il suo lavoro..
.. Franci scendiiii... sono sottoo.. che si fa.. intanto solito giro, via per le nostre campagne a tutto cielo, che silenzio tra gli ulivi.. eh, eh.. la nostra erbetta.. e ora? Chissà se tornerai... quando ci rivedremo? boh.. poi una rosa.. che bella.. com'eri imbarazzato e io che non capivo, mi dici, ascolta.. penso a te in un modo strano, in un modo nuovo.. non so che farci.. però dovevo dirtelo.. poi hai alzato il volume..
L'ho risentita pochi minuti fa alla radio, così, per caso..
.. Franci scendiiii... sono sottoo.. che si fa.. intanto solito giro, via per le nostre campagne a tutto cielo, che silenzio tra gli ulivi.. eh, eh.. la nostra erbetta.. e ora? Chissà se tornerai... quando ci rivedremo? boh.. poi una rosa.. che bella.. com'eri imbarazzato e io che non capivo, mi dici, ascolta.. penso a te in un modo strano, in un modo nuovo.. non so che farci.. però dovevo dirtelo.. poi hai alzato il volume..
L'ho risentita pochi minuti fa alla radio, così, per caso..
giovedì 21 agosto 2008
Manao Tupapau

Saranno le notti d'estate, quanti ricordi...
[...]
Ha un solo volto la malinconia.
Il pensiero ha per cima la follia.
E l'amore è legato al tradimento.
Ha un solo volto la malinconia.
Il pensiero ha per cima la follia.
E l'amore è legato al tradimento.
lunedì 7 luglio 2008
tango delle capinere
Fuori c'è Firenze e la notte.. Chissà per quale ragione, una strana canzone mi torna in mente: chi la ascoltava? Sarà stata la nonna, perché io ritorno bambina e lì nel suo giardino, comincia a far buio, dopo aver giocato tutto il giorno; ecco questa musica.. qualcuno canta..
Ecco il mio paesaggio, che profumo, sembra ieri..
Forse ora so perché non torno mai volentieri, perché non potrà più essere laggiù la mia casa..
lunedì 28 aprile 2008
amore che vieni amore che vai
Non ho mai fatto grandi follie per amore, anzi sono sempre stata un po' diffidente coi maschietti, tanti amici e pochi fidanzati. É vero, ho perso la testa di rado, ma quando è successo: che dire ...
Ogni mese o poco più, da quasi sei anni oramai, ricevo un messaggio. Dopo la decisione di chiudere, perché troppo, troppo diversi; perché non si può amare e tradire o perlomeno, bisogna scegliere o permettere di scegliere a che gioco giocare; perché sono cresciuta accanto ad una grande donna che mi ha dimostrato che si può amare un uomo con sincerità e con passione e per tutta la vita e non ditemi, per favore, che erano altri tempi.
Ogni mese ricevo un messaggio che da un po' di tempo non mi fa più arrabbiare. Forse è solo un modo per esserci ancora, con discrezione; penso. O per non dimenticare.
Non ce ne sarebbe bisogno, davvero. Ma non cambia una virgola.
La nonna aveva senz'altro ragione.
mercoledì 23 aprile 2008
dolce e chiara è la notte e senza vento
Tornare a casa dopo un mattina importante trascorsa a parlare di giornalismo e di Napoli e di giornalismo a Napoli, città che amo dal profondo senza riuscire davvero a capire come mai, in fondo non è la mia città, eppure c'è un legame, un sentirmi a casa fra quelle strade, che non so spiegare e ogni volta che lo racconto, vedo il mio papà sorridere e perdersi nei segreti delle nostre origini partenopee; Totò diceva giustamente di essere "parte-nopeo e parte napoletano".
Tornare a casa e spalancare le finestre, respirare quest'aria che è già di maggio, ripensare alle risate di pochi minuti prima con Sofi, sorridere al pensiero della telefonata di una cara amica che sento finalmente star bene e che se la merita tutta.
Tornare a casa, accendere un paio di candele e far partire una musica inconfondibile. Sono serena. Chiudere gli occhi, sul divano, ancora sola e inseguire una traccia, un ricordo ...
Etichette:
Napoli,
Nina Simone,
ricordi,
Sofia,
Totò,
università
giovedì 21 febbraio 2008
smoking area
Come dire, l'atmosfera di casa Capponi era abbastanza soffusa, diciamo pure soft, diciamo che a noi piaceva così e "dentro il fumo è possibile fare una smorfia e socchiudere gli occhi".

Due sigarette
Ogni notte è la liberazione. Si guarda i riflessi
dell'asfalto sui corsi che si aprono lucidi al vento.
Ogni rado passante ha una faccia e una storia.
Ma a quest'ora non c'è più stanchezza: i lampioni a migliaia
sono tutti per chi si sofferma a sfregare un cerino.
La fiammella si spegne sul volto della donna
che mi ha chiesto un cerino. Si spegne nel vento
e la donna delusa ne chiede un secondo
che si spegne: la donna ora ride sommessa.
Qui possiamo parlare a voce alta e gridare,
ché nessuno ci sente. Leviamo gli sguardi
alle tante finestre - occhi spenti che dormono -
e attendiamo. La donna si stringe le spalle
e si lagna che ha perso la sciarpa a colori
che la notte faceva da stufa. Ma basta appoggiarci
contro l'angolo e il vento non è più che un soffio.
Sull'asfalto consunto c'è già un mozzicone.
Questa sciarpa veniva da Rio, ma dice la donna
che è contenta di averla perduta, perché mi ha incontrato.
Se la sciarpa veniva da Rio, è passata di notte
sull'oceano inondato di luce dal gran transatlantico.
Certo, notti di vento. È il regalo di un suo marinaio.
Non c'è più il marinaio. La donna bisbiglia
che, se salgo con lei, me ne mostra il ritratto
ricciolino e abbronzato. Viaggiava su sporchi vapori
e puliva le macchine: io sono più bello.
Sull'asfalto c'è due mozziconi. Guardiamo nel cielo:
la finestra là in alto - mi addita la donna - è la nostra.
Ma lassù non c'è stufa. La notte, i vapori sperduti
hanno pochi fanali o soltanto le stelle.
Traversiamo l'asfalto a braccetto, giocando a scaldarci.
Cesare Pavese [1933]
Rivedere quel "caldo" divano blu mi ha fatto per un attimo respirare un po' della nostra aria fitta fitta di fumo e di chiacchiere infinite. Per non parlare poi delle nostre teorie sui massimi sistemi o di quei maledetti distributori di sigarette, che tanto fanno incazzare Chipi..

Due sigarette
Ogni notte è la liberazione. Si guarda i riflessi
dell'asfalto sui corsi che si aprono lucidi al vento.
Ogni rado passante ha una faccia e una storia.
Ma a quest'ora non c'è più stanchezza: i lampioni a migliaia
sono tutti per chi si sofferma a sfregare un cerino.
La fiammella si spegne sul volto della donna
che mi ha chiesto un cerino. Si spegne nel vento
e la donna delusa ne chiede un secondo
che si spegne: la donna ora ride sommessa.
Qui possiamo parlare a voce alta e gridare,
ché nessuno ci sente. Leviamo gli sguardi
alle tante finestre - occhi spenti che dormono -
e attendiamo. La donna si stringe le spalle
e si lagna che ha perso la sciarpa a colori
che la notte faceva da stufa. Ma basta appoggiarci
contro l'angolo e il vento non è più che un soffio.
Sull'asfalto consunto c'è già un mozzicone.
Questa sciarpa veniva da Rio, ma dice la donna
che è contenta di averla perduta, perché mi ha incontrato.
Se la sciarpa veniva da Rio, è passata di notte
sull'oceano inondato di luce dal gran transatlantico.
Certo, notti di vento. È il regalo di un suo marinaio.
Non c'è più il marinaio. La donna bisbiglia
che, se salgo con lei, me ne mostra il ritratto
ricciolino e abbronzato. Viaggiava su sporchi vapori
e puliva le macchine: io sono più bello.
Sull'asfalto c'è due mozziconi. Guardiamo nel cielo:
la finestra là in alto - mi addita la donna - è la nostra.
Ma lassù non c'è stufa. La notte, i vapori sperduti
hanno pochi fanali o soltanto le stelle.
Traversiamo l'asfalto a braccetto, giocando a scaldarci.
Cesare Pavese [1933]
martedì 19 febbraio 2008
capponcine a tavola

Inutile negarlo, una delle grandi passioni delle capponcine è proprio la buona cucina, sempre accompagnata da un ottimo vinello (vero giuli?) Come potrebbe essere altrimenti? La convivialità è il nostro forte: chiacchiere, risate, pettegolezzi, solitamente ce n'è per tutti... E poi che belle le nostre lunghe passeggiate, nel tentativo di smaltire..
E così, sotto il bel sole di domenica a pranzo, perse tra Santo Spirito e San Frediano, un po' infreddolite, siamo finite in una accogliente trattoria i' Conte Diladdarno, un posticino tranquillo, cucina a vista, informale e perfetto per chiacchiere in libertà.
Abbiamo mangiato tagliatelle crema di noci e rucola, risotto al radicchio rosso e provola affumicata, tagliata rucola e parmigiano, controfiletto alla senape, un ricco piatto di verdure grigliate e infine gran piatto con assaggio dei dolci del giorno. Tutto buono e presentato con cura (simpatico anche il cameriere, chiedere info a giorgi): peccato aver dovuto rinunciare al vino, dopo il sabato a tasso più o meno alcolico di ognuna di noi. Certo non ci siamo tirate indietro di fronte allo spumante e al grecale offerto dalla casa e, a fine pranzo, alla degustazione delle grappe di produzione del Conte, davvero buone: ce n'era per tutti i gusti, alla fragola, al mandarino, all'arancio, al caffè, all'anice, al peperoncino. Sofi e Giuli sembrano aver gradito?
Le capponcine consigliano questo posticino, scoperto un po' per caso e immerso in San Frediano.
lunedì 18 febbraio 2008
orecchiette che passione

A proposito di eleganza pugliese.. ecco cosa ha preparato franci per cena. Certo lo so, è ancora presto, ma si sa che alle sette ho già fame e comincio ad agitarmi.
Per chi volesse cimentarsi:
orecchiette alle cime di rapa
400 g di orecchiette fresche, 600 g di cime di rapa, 3 acciughe, olio extravergine di oliva, 3 spicchi d'aglio (siamo pugliesi, ci piace!), peperoncino piccante, sale.
In una padella (meglio se antiaderente, linda e senza graffi, proprio come quelle di casa Capponi), mettere a soffriggere insieme olio, aglio e acciughe salate. In acqua bollente cuocere le cime di rape per circa 15 minuti, poi aggiungere le orecchiette. Scolare insieme pasta e rape e trasferire nella padella del soffritto: mescolare e magnare!
Non c'è nonna barese che non abbia passato il sabato pomeriggio a prepare orecchiette per i dieci invitati del pranzo domenicale. Ecco la nonna Stella, che apporta la variante del pomodoro, che non tutti accolgono. Strabiliante il bigodino.
Etichette:
nonna,
orecchiette,
puglia,
rape,
ricordi
Iscriviti a:
Post (Atom)



